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quiencallaotorga [ chi tace acconsente ]
 


Un Assassino Dorme 

LA CINTURA macchiata dal vino
quanto il dio delle taverne
calpesta i bicchieri rotti e scompiglia
la luce dell'aurora scatenata:
la rosa inumidita nel singhiozzo
della piccola prostituta, il vento dei giorni febbrili
che entra dalla finestra senza vetri
dove l'uomo vendicato dorme con le scarpe
in un odore amaro di pistole,
in un colore azzurro d'occhi spersi.(Pablo Neruda)

SIAMO TUTTI AMERICANI

"Difenderemo la nostra libertà. Porteremo la libertà ad altri.
E vinceremo. Che dio benedica il nostro paese e tutti coloro che lo difendono"(Bush)

 FILM DELLA SETTIMANA

"IO NON HO PAURA" di Salvatores

NOVITA'

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24 marzo 2003


FARAI LA GUERRA E LA PAGHERAI PURE

Non so se gli americani se ne stanno rendendo conto.Hanno iniziato una guerra che doveva essere breve senza esserne convinti fino in fondo.Stanno combattendone una che pare durera' piu' del previsto .Si troveranno a pagare le stesse tasse perche ' mica tutti sono miliardari .Ma sopratutto si troveranno con meno servizi in casa loro.Le previsioni infatti dicono che la guerra costera' -e solo nell'ipotesi sia di beve durata- circa 90 miliardi di dollari.In parte verra' finanziata attraverso un aumento della spesa pubblica , e vista la sitazione del bilancio federale e ' proprio il caso di parlare di Deficit Spending, e in parte da tagli che verrano effettauti nei programmi di assistenza di vario tipo tra cui anche Medicaid




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17 marzo 2003


I venti di guerra fanno schizzare il Brent e l'oro

Le dichiarazioni dei tre moschettieri hanno avuto un effetto nefasto sul prezzo del petrolio e sul valore dell'oro.Dopo il ribassso della settimana scorsa dovuto in gran paarte alle dichiarazioni Arabe sull'impegno a mantenere invariato il quantitativo di petrolio sul mercato anche in caso di Guerra, oggi primo scossone .La Guerra si avvicina e le pompe si allontanano sempre piu' dal nostro portafogli...leggi qui




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14 marzo 2003


Cala la spesa U.S.A. per i sussidi di disoccupazione

Finalmente un dato positivo dagli U.S.A.La spesa relativa ai sussidi di disoccupazione e' calata per la rpima volta dopo il disastro dell'11 Settembre.E' un segnale positivo che pero' i venti di guerra e la battaglia diplomatica che si sta combattendo in queste ore hanno messo in secondo piano.E' chiaro che anche se l'economia desse qualche segnale positivo prolungato nel tempo, l'eventualita' di una guerra lo spazzerebbe via ingenerando negli operatori ancora piu' incertezza e pessimismo.Seguiamo con attenzione gli esiti dello scontro Europa -U.S.A./Gran Bretagna e tra le righe delle dichiarazioni dei leader forse scorgeremo se i primi barlumi di ripresa o quanto meno di rallentamento della caduta saranno incorporati come credibili dagli operatori e quindi anche da chi deve fare Investimenti.




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13 marzo 2003


L'incertezza .Risposta a Nilius n.3

L'incertezza non la si abbatte con i sussidi ma di certo non si cerca di eliminarla inasprendo il conflitto sociale.

E' vero che l'incertezza attuale ha un carattere internazionale ma e' altrettanto vero che in ogni Paese assume caratteri peculiari che dipendono in parte da quello che succede nel mondo e in parte da come quel Paese affronta i suoi problemi specifici.

Non possiamo sperare che questa crisi passi solo con l'intervento di organismi internazionali (O.N.U., I.M.F. ecc....).Dobbiamo prima di tutto accettare che esista , che e' grave e che e' profondamente radicata nel tessuto socio-economico .Detto questo dobbiamo fare di tutto per fare si che nel momento in cui si vedranno all'orizzonte i primi segnali positivi, e ce li daranno -ripeto- i consumatori, saremo pronti a sostenerli.Ma prima dobbiamo attendere i segnali....e senza un impulso ai consumi i consumi non risponderanno.

L'impulso del governo e' stato piccolo, quasi risibile, tant'e' che non ha nemmeno preso in considerazione il problema dell'incapienza, cosa che il governo Amato invece aveva cercato di affrontare.Poi se tagli le tasse ma togli soldi al Fondo Sociale che serve proprio a chi ha redditi bassi il mix da un risultato nefasto per loro e per l'intera economia




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13 marzo 2003


Risposta 2 a Nilius

Il mio ragionamento è il seguente.

Tutti gli operatori di borsa negli ultimi 24 mesi almeno, aspettano con ansia dati positivi sulla propensione al consumo dei consumatori e sui dati forniti dal governo Americano riguardo ai sussidi di disoccupazione .Questo senza nulla togliere all’importanza che oggi registrano , guerra e  prezzo del petrolio che potrebbero influenzare il costo della vita  e i costi per le imprese e la loro produttivita’.

 

In altri termini non stanno attendendo un segnale positivo da chi fa Investimenti, perche sono consapevoli che la crisi congiunturale non dipende dalla loro scarsa propensione al rischio o da un deficit di riforme statali nel settore creditizio e bancario, anche se sono comunque auspicabili.

 

In uno stato come il nostro che ha riformato moltissimo il mercato del lavoro, tant’e’ che negli ultimi anni il tasso di disoccupazione e’ sceso moltissimo e quello di occupazione anche se nettamente inferiore alla media europea e’ notevolmente aumentato, non si puo’ pensare di pompare ulteriore insicurezza tra i lavoratori.

Se da un lato, si deve evitare di disincentivare il lavoro dall’altro bisogna ricreare quel clima  pacifico nei rapporti sociali che sta alla base , assieme alla difesa del reddito reale attrverso il contenimento dell’inflazione ,della ripresa dei consumi che inevitabilemte costituirebbe un segnale decisivo per chi deve investire.

Il governo non puo’ pensare di stimolare gli investimenti soltanto con un abbassamento della pressione fiscale per i redditi piu’ elevati pensando che il problema degli scarsi investimenti sia’ strutturale e quindi dipenda dalle inefficienze dei meccanismi di investimento.

Il problema oggi e’ congiunturale , gli scarsi investimenti dipendono dagli orizzonti non molto chiari che gli investitori vedono dinanzi a loro e che dipendono dai segnali negativi che provengono dal consumo e se vuoi anche dalla guerra e dalle sue ripercussioni sul prezzo del petrolio .

 

Tu dici che non ci sono i soldi per una riforma degli ammortizzatori sociali io  ti rispondo che a causa della riforma del sistema fiscale fatta dal governo Berlusconi questo e’ verissimo e oggi senza un inasprimento della pressione fiscale questa non e’ ne possibile ne auspicabile se si vogliono rispettare i paramentri del Patto di Stabilità.

La mia è una critica all’operato del governo Berlusconi e anche a quello dell’amministrazione Americana che quasi fossero gia’ in periodo elettorale hanno , dopo il loro insediamento perseguito politiche elettoralistiche favorendo esclusivamente che li aveva votati senza alcun senso di responsabilita’.

 

Riguardo alle critiche mosse ai sussidi di disoccupazione come causa di ulteriori inefficienze e scarso dinamismo nel mercato del lavoro, credo che tu stia confondendo stati in cui il Welfare State c’e’ , e’ diffuso e forse troopo invasivo nella societa’ e stati come il nostro dove esiste a parole ma nei fatti non c’e’ perche non riguarda tutti e non tutte le aree geografiche del Paese allo stesso modo ma soprattutto perche non si basa su meccanismi automatici:tu disoccuapato hai diritto per quel breve periodo della tua vita in cui non riesci a trovare lavoro, a un sussidio che serve a te per  difendere la dignita’ della tua vita e al sisiema economico in generale perche il tuo reddito su cui si basano i tuoi coinsumi non crolli a picco .

Oggi questo e’ vero solo per chi lavora in quelle realta’ industriali che hanno un’ incidenza sul P.I.L. significativa.

 

Condivido la tua osservazione sul fatto che gli investimenti reali dipendono dai grandi investitori e non dai consumi .Perche si abbia una ripresa degli investimenti reali  ,pero’, occorre che si delinino orizzonti futuri piu’ chiari che dipendono quasi esclusivamente da una ripresa internazionale dei consumi.Hai ragione nel dire che una riforma delgi amoortizzatori sociali e’ poco efficace nel breve periodo e in piu’incide poco ad esempio sui consumi coreani o cinesi da cui dipende una fetta degli investimenti fatti dagli investitori Italiani.Questo e’ vero ma cio’ non toglie che se la causa della crisi e’ in una insicurezza di fondo aumentare le certezze dei grandi investitori e non quelle di chi ha redditi bassi porta solo a un accumulo di ricchezza che non trova sfogo nel mercato degli investimenti.

I consumi dipendono quasi escclusivamente dal reddito reale e da quello atteso da chi ha redditi  bassi e medio-bassi. Un incremento di 1 del loro reddito si traduce in un incremento di 0.9 nei consumi .

E in questo momento e’ dai loro consumi o da un miglioramento della loro propensione al consumo che dipendono le prospettive piu’ chiare su cui si basano le scelte dei Grandi Investitori.




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12 marzo 2003


Risposta a Nilius

Agire soltanto sulle leve degli investimenti (tassi di interesse , sitema creditizio, mercati finanziari)non basta per affrontare una crisi che e'  causata prevalentemente da un eccesso di offerta .

Bisogna agire sulle leve psicologiche del consumo e non tanto su quelle degli operatori finanziari.Non si debbono adottare politiche Keynesiane tout court.Lo sappiamo tutti che dopo un aumento indiscriminato e non selettivo della spesa pubblica ci troveremmo tutti quanti a criticare gli sperperi dello stato .Ma ad esempio investire 7/8 miliardi di euro in una riforma dgli ammortizzatori sociali che garantisca , come avviene in tutta europa sussidi a chiunque deve affrontare un breve o medio periodo di disoccupazione stando attenti a non disincentivare il lavoro potebbe essere un buon modo per aumentare la Spesa Pubblica.

Di certo abbassando la pressione fiscale senza incidere sui problemi reali del sistema produttivo italiano,e cioe' i troppi pochi investimenti in ricerca e sviluppo non lo trovo un bel modo per rispettare il Patto di Stabilita'...




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12 marzo 2003


Perchè gli investimenti non ripartono?

I tassi di interesse al netto dell’inflazione non sono mai stati cosi’ bassi negli ultimi 20/25 anni.Eppure gli investimenti non ripartono.Forse la ragione è da ricercare nell’inefficienza del sistema bancario Italiano.Ma gli investimenti non ripartono neppure negli altri Paesi Europei e quel che piu’ conta è che non ripartono neppure negli U.S.A dove il governo ha cercato di affrontare la crisi economica in modo piu’ tempestivo attraverso sgravi fiscali molto incisivi.

Ma allora perche’ non ripartono?

La risposta e’ molto complessa .Si potrebbero trovare molte concause .Ma l’esigenza di sintesi ,che permea il lavoro difficile degli economisti,mi porta a dire che la causa della non-ripresa degli investimenti sta in un errore commesso da molti economisti e policy makers.Hanno sbagliato la diagnosi sulla crisi economica che sta attraversando tutte le economie della terra.

In molti pensavano  che con un iniezione di fiducia nel futuro tutto sarebbe tornato alla normalita’ ,e cioe’ ai tassi di crescita elevati che hanno caratterizzato gli anni ’90.Ill problema era che nessuno aveva bisogno di fiducia perchè tutti erano consapevoli che dopo avere corso al galoppo si dovevano fermare a riposare.

La crescita economica degli ultimi anni non era reale era solo il frutto di un circolo vizioso innescato dalla liberalizzazione dei mercati finanziari di tutto il mondo non accompagnata da riforme incisive dei sitemi di controllo dei medesimi.

Chi alimentava la crescita erano quegli stessi che non potevano fare altro che volere la crescita perche da essa e, non dai prodotti o dalla conquista di nuovi mercati ,dipendevano i loro profitti e la loro stessa sopravvivenza e cioe’ gli Operatori Finanziari , banche e quant’altro.

Questa crescita virtuale produceva pero’ effetti reali. I mercati erano sommersi di offerta , i prezzi scendevano, il tenore di vita aumentava .I consumatori consumavano sia l’essenziale ,sia il meno essenziale sia l’assolutamente inutile fino ad accorgersi che tutto il loro reddito dipendeva esclusivamente dai loro consumi.

E’ bastato un nulla e la bolla e’ scoppiata.Il consumatore in pochi mesi non solo ha deciso di consumare di meno , perche’ ormai aveva consumato troppo.E'’ stato costretto a farlo per fare quadrare il bilancio familiare.Non era solo a rischio il suo benessere ma la dignita’ stessa della sua vita.

Di fronte al crolllo dei mercati azionari si e’ pensato di agire non risolvendo il problema alla radice e cioe’ reindirizzando i consumi verso l’unico sfogo che avrebbe di li’ a poco ricreato un clima piu’ sereno e cioe’ la Spesa Pubblica .Ma si e’ pensato di agire solo sulla leva meno incisiva (in quel momento) del sitema finanziario e cioe’ i Tassi di Interesse.Giusto, lo si doveva comunque fare ma assolutamente insufficiente .Come si fa a chiedere a un debitore tremendamente indebitato di tornare a indebitarsi solo perche’ e’ piu’ conveniente farlo?.Forse e’ meglio dargli una mano a ripianare almeno una parte dei debiti gia’ contratti poi si cerchera’ di convincerlo a contrarne dei nuovi.



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12 marzo 2003


I costi economici di una guerra in Iraq

Nei giorni scorsi è stato pubblicato dalla Brookings Institution , un istituto no-profit Americano, un paper molto interessante dal titolo "The Economic Costs of a War In Iraq."

L'autore J. McKibbin analizza quali sarebbero i costi ,sia per l'economia Americana e quindi per il bilancio della Nazione ,sia per l'economia globale,di un eventuale conflitto in Iraq.

Consigliuccio da studente di economia .LEGGETELO.E' VERAMENTE INTERESSANTE.

Ecco qui un link al Paper.




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